Il colore secondo Rudolf Steiner è dato dall’incontro tra la luce e la tenebra, le due manifestazioni che permeano la nostra Terra. Infatti la luce come la vediamo è percepibile soltanto in presenza dell’elemento ARIA (nel vuoto dello spazio non si vede la luce). Non solo. La luce in sè non sarebbe percepibile; lo diventa soltanto quando sulla sua traiettoria si frappone un corpo fisico, che crea appunto l’ombra, il buio necessario per venir percepito. Tutto il nostro mondo fisico è percepibile grazie a questo incontro luce-tenebra.

In Natura questo fenomeno si può riscontrare soltanto in tre momenti:Cerchio colori
– all’alba quando la luce del mattino si fa strada tra l’oscurità della notte;
– al tramonto quando la luce viene abbracciata dalle tenebre;
– dopo un temporale, quando la luce del sole si rifrange nelle nuvole piene di pioggia, facendo nascere l’arcobaleno.
In questi momenti si possono vedere i colori fondamentali conosciuti: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, viola.

Il colore non è soltanto un fenomico fisico percepibile dall’occhio, ma ben di più: il colore ha un’azione sensibile e morale.
Quando ci abbandoniamo all’intima natura del colore ciascuno di noi può sentir nascere dentro un ben determinato sentimento o un impulso morale. Il rosso ad esempio porta incontro all’anima un sentimento di coraggio. Inoltre dà forza e vitalità. Il blu invece porta incontro all’anima un sentimento di devozione e dona tranquillità, serenità. Il giallo risveglia un sentimento di chiarezza mentale e un pensare desto e chiaro.

Ogni colore dell’iride perciò ha un suo movimento archetipico che si esprime in una forma pittorica, in rapporto con la natura del colore stesso.

L’antroposofia divide i colori in due categorie: colori splendore e colori immagine.
I colori splendore (colori primari) sono il giallo, il rosso e il blu. Essi splendono di luce propria e rappresentano solo se stessi.
I colori immagine (tutti gli altri colori) rappresentano l’immagine di qualcosa, ad esempio il verde è l’immagine del mondo vegetale vivente, il rosa o fior di pesco è l’immagine dell’incarnato umano, il bianco l’immagine della nostra connessione tra anima e Spirito e così via.

Quando dipingiamo facciamo incontrare i colori sul foglio; le figure e le immagini nascono da incontri di tinte, non da linee tracciate. Disegnare una forma con una linea per poi riempirla i colore non è esattamente ciò che avviene nella realtà.

Nell’arte terapia si dipinge senza partire da un’immagine osservata oppure da un’idea figurativa o astratta.  La pittura che cura parte invece dal colore stesso, dalla sua essenza.
L’essenza del colore infatti è la sua qualità più intima, quella che guarisce, quella che permette di collegarci alle nostre emozioni, di vederle e prenderle in esame.

Le emozioni sono il termometro del nostro inconscio: collegarci ad esse ci permette di avvicinarci al mondo sconosciuto delle nostre ombre. Dipingere getta luce sui programmi che abbiamo appreso fin da bambini e ci permette di liberarcene.

Il colore è un grande dono, dal cuore di Dio al cuore dell’uomo. Lo possiamo approcciare con umiltà e devozione. Lui risponderà ristorandoci l’anima, che a sua volta ci suggerirà cosa fare per stare meglio.

 

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